Il pericolo delle attività fuori dalle aree sciistiche attrezzate è, purtroppo, un tema che ricorre nelle cronache le quali riportano notizie di incidenti in montagna.
Nonostante i ripetuti appelli alla prudenza, ogni stagione invernale conta diverse tragedie che coinvolgono escursionisti della domenica o, peggio ancora, “esperti”. La montagna, la meteorologia, il buon senso e l’esperienza, spesso non bastano.
Per affrontare con sicurezza una gita scialpinistica o con le racchette da neve, mi permetto di suggerire qualche utile nozione tecnica che, alla fine dei conti, può tornare sempre valida. Il pericolo più grande? Senza dubbio è quello delle valanghe.
Che cos’è una valanga? La valanga è un fenomeno che si verifica quando una massa di neve o ghiaccio improvvisamente si mette in moto su un pendìo, precipitando verso valle a causa della rottura della condizione di equilibrio presente all’interno del manto nevoso, per effetto di uno stress interno che porta al raggiungimento del carico di rottura, ovvero quando la forza di gravità che agisce sul pendio innevato supera le forze di coesione del manto nevoso che agiscono in senso opposto.
Come si verifica una valanga? Innanzitutto va specificato che con pendenze inferiori ai 27 gradi di inclinazione del pendio, per un principio fisico e meccanico, non si possono generare valanghe. Ma non ci si può basare solo su questa indicazione.
Imparare a “riconoscere” la neve, valutare le condizioni meteorologiche anche nei giorni precedenti la nostra escursione, interpretare la morfologia del terreno sul quale ci apprestiamo a sciare (o camminare), capire l’ambiente circostante, sono fattori fondamentali per la buona riuscita in sicurezza di un’escursione fuori pista.
Partiamo dall’elemento neve: le nevicate, specie se abbondanti, che si depositano sopra uno strato preesistente, magari ghiacciato, devono avere il tempo di assestarsi prima di essere attraversate. I cristalli di neve si compattano e si legano fra loro per effetto della compressione e delle temperature favorevoli come il lento riscaldamento , che assesta il manto e riduce le tensioni in atto (metamorfismo costruttivo), e il raffreddamento che consolida quello debole e umido: I bruschi cambi di temperatura, al contrario, vanno considerati come condizioni sfavorevoli e quindi pericolose (metamorfismo distruttivo). Anche il vento forte può generare condizioni di rischio; i versanti sottovento possono caricarsi di accumuli ad alta instabilità.
La tecnologia può essere di aiuto? Sì. Oggi, grazie alla rete telematica, si possono consultare i bollettini nivometeorologici, per conoscere le condizioni del tempo e la situazione pericolo valanghe. Per tutto l’arco alpino si può consultare il sito A.I.NE.VA (aineva.it) mentre i Carabinieri Forestali curano il servizio Meteomont sulla catena degli Appennini. Un dato molto importante da considerare nella lettura dei bollettini è la scala di valutazione del pericolo valanghe che varia dal valore 1 (debole) al valore 5 (molto forte).
Cosa accade se si è travolti da valanga? La probabilità di sopravvivenza di un travolto da valanga è, statisticamente, di 15 minuti. Il sistema di sicurezza combinato con A.R.T.Va. , sonda e pala, permette il disseppellimento in circa 11 minuti: tempo utile per trarre in salvo una vita umana. Non voglio creare allarmismo o scoraggiare chi desidera effettuare escursioni fuori pista; ho desiderato solo dispensare qualche semplice suggerimento per trascorrere una bella giornata in montagna senza incorrere in pericoli e rispettando le regole dettate dalla sicurezza.
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